venerdì 16 ottobre 2009

cosa fa di un uomo un uomo, drugo?

Voler maturare, o essere maturi è l'aspirazione di molti. Ma non la mia.
Sempre più spesso sento dentro di me un qualcosa di sbagliato, che non vuole tacere e anzi sussurra nella mia mente.
Sento che sono in una fase della mia vita definita tardo adolescenziale, stadio successivo: la maturità piena. Ma voglio maturare?
Non è che non voglia crescere, il fatto è che non voglio cambiare. Sono sicuro che molte persone che amo si augurano che io modifichi molti dei miei aspetti che sottolineano essere da egocentrico immaturo. Ecco appunto, egocentrico. Immaturo.
Non mi sento un egocentrico, sono un tipo deciso che ha proprie idee, propri dogmi ma incline allo scambio conoscitivo. Ma mi sento immaturo, quello sì, avete ragione!
Ma chi sbaglia? Sbaglio forse io nel pensare che maturando una parte di me, quella migliore da quando sono al mondo che ho sviluppato negli ultimi 5 anni, muoia, o sbagliano quelli che cercano affannatamente la maturazione che decodificano come momento culmine di crescita fisica-intellettuale correlata dalla piena consapevolezza-sudditanza alle norme sociali? Io non voglio diventare suddito, termine improprio lo so!, voglio essere critico. Voglio criticare, mettere in discussione. Voglio essere asimmetrico e stonato. Voglio continuare a litigare per cazzate che a me sembrano di importanza universale e voglio essere libero di pensare-essere-fare-dire e obiettare. Sono consapevole che così facendo rischio di compromettere rapporti ai quali tengo, ma vivrei nel rimorso di essere a vent'anni già un sottomesso delle costrizioni sociali. So che poi sicuramente diventerò anch'io un uomo della folla, ma un giorno. Oggi ancora no.

lunedì 5 ottobre 2009

Atteggiamenti e comportamenti nella vita quotidiana

Scuse infinite.
A volte mi dimentico degli oneri che ho nei confronti dei miei carissimi lettori.
Gino, potrai mai perdonarmi?

(Post da me inserito in un forum di psicologia degli atteggiamenti e delle opinioni)

Ieri la stupidità di un'autista del 90d mi ha fatto perdere l'autobus e quasi il treno per tornare a casa. Questo perchè il mezzo stava per partire e io mi trovavo a poco meno di 2 metri dalla piazzola di sosta. Cercando di farmi notare gli ho fatto un gesto, tipico di chi chiama la fermata di un'autobus, per farmi salire. Lui mi guarda, alza il braccio, mi rivolge un cenno sarcastico di saluto e mi sfreccia, certo per i nostri autobus non si può di sicuro dire!, davanti...Per mia fortuna ieri stesso avevo seguito la nostra così cara lezione di psicologia degli atteggiamenti e delle opinioni, che mi è stata molto di conforto in quel momento, e mi ha consentito di analizzare e destrutturalizzare la situazione.
Allora: nel comportamento manifesto dell'autista è palese la sua indifferenza verso il prossimo, gravità acuita dal fatto che il tizio era anche molto giovane, e la sua indifferenza anche nel lavoro che svolge, che dovrebbe essere di servizio pubblico per il cittadino. Cittadino come cliente. Cliente da fidelizzare...dovrebbe essere.
Quindi analizzando questo comportamento posso risalire ad un atteggiamento nei confronti del suo lavoro, e della sua "clientela" quotidiana quasi di torpidezza e disprezzo rispettivamente all'uno e all'altro.
Quest'analisi, seppur personale e quindi non scientificamente provata, mi ha restituito un senso in primis di orgoglio, che avevo momentaneamente perso, e poi mi ha aiutato a smontare l'affronto subito e a ricodificarlo come introspezione occulta nell'anima di una persona mai conosciuta ma forse capita, messa a nudo, molto meglio di altre che conosco da una vita.